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A riprova di ciò, dalla stagione 2006-2007 il Gruppo Marzotto (proprietario del marchio Lanerossi) ha permesso gratuitamente al club vicentino l’utilizzo della storica ‘R’, che è così tornata a far bella mostra di sé sulle casacche fjallraven greenland biancorosse, dopo che per tanto tempo la tifoseria ne aveva chiesto il ripristino, Tornando a parlare di abbinamenti, visto il loro proliferare, questi furono banditi dalla Federcalcio alla fine del decennio: solo il Lanerossi poté mantenere la sua particolare denominazione, in virtù di una speciale concessione..

Arrivarono gli anni settanta, in cui ebbero inizio le prime aperture verso gli sponsor, Dopo che nel 1974 era stato dapprima riconosciuto ai calciatori italiani il diritto allo sfruttamento della propria immagine a fini commerciali, nel 1978 la FIGC creò al suo interno una struttura ad hoc, la Promocalcio, dedicata alla gestione di marketing e diritti fjallraven greenland televisivi: tra le sue prime azioni, questa permise l’esposizione sulle maglie ai marchi dei fornitori tecnici, Nonostante la cosa possa sembrare al giorno d’oggi abbastanza marginale, all’epoca ebbe un eco di non poco conto, Nello stesso anno si mise in moto una catena di avvenimenti che, in poco tempo, portò le sponsorizzazioni anche nel calcio italiano..

Alla base di tutto ci fu un po’ d’ingegno e una fjallraven greenland buona dose di sfrontatezza, Iniziò il presidente dell’ Udinese, Teofilo Sanson, patron dell’omonima azienda di gelati, che durante il campionato di Serie B 1978-1979 pensò bene di inserire sui pantaloncini della squadra friulana il logo della sua attività commerciale: i regolamenti federali si occupavano infatti delle maglie, ma nulla prescrivevano circa il resto della divisa da gioco ; ovviamente la Federcalcio stoppò l’iniziativa dopo poche partite, ma ormai la strada era tracciata..

Pochi mesi più tardi, all’inizio della Coppa Italia 1979-1980, il Perugia di Franco D’Attoma presentò quella che può essere considerata la prima “vera” casacca sponsorizzata del calcio italiano: per finanziare l’ingaggio di Paolo Rossi, il presidente degli umbri si accordò col pastificio Ponte, il quale avrebbe visto esposto il suo marchio sulla maglia perugina in cambio di 400 milioni di lire. A questo punto, per aggirare il divieto federale vigente, venne creato di sana pianta un falso maglificio, la Ponte Sportswear, che ufficialmente figurava come fornitore tecnico!

Non ci volle molto alla FIGC per capire l’ escamotage, ma nonostante multe, squalifiche e l’inevitabile rimozione del marchio pubblicitario dalle casacche, D’Attoma perseverò, inserendo il marchio Ponte su tute d’allenamento, giubbini prepartita, e fjallraven greenland un po’ ovunque all’interno dello Stadio Curi (perfino sul manto erboso, “inventando” di fatto quel particolare taglio d’erba che sarà poi reso famoso dalla Parmalat, allo Stadio Tardini di Parma, negli anni novanta)..

Seguendo il percorso intrapreso dalla squadra biancorossa, nel corso della stessa annata il Cagliari e il Torino (in A) e il Genoa (in B) si accordarono a loro volta con alcuni sponsor (rispettivamente Alisarda, Cora e Seiko), cui garantirono visibilità sull’abbigliamento indossato dalle riserve e dai raccattapalle. La stagione successiva, l’Inter inserì il marchio di elettronica Inno-Hit sulle tute utilizzate per il riscaldamento prepartita (che per ovvi motivi pubblicitari iniziò ad essere svolto in campo e non più in palestra).

Questa situazione divenne irreversibile, e alla vigilia del nuovo campionato la FIGC cedette, procedendo alla tanto attesa liberalizzazione: ai nastri di partenza della stagione 1981-1982, oltre 28 tra le formazioni di Serie A e B scesero in campo sfoggiando uno sponsor sul petto, La prima stagione di Serie A “brandizzata” terminò con la vittoria della Juventus, ottenuta in volata sulla Fiorentina; quella bianconera divenne così la prima casacca sponsorizzata a fregiarsi del tricolore, Il club torinese sfoggiava sul petto il marchio di elettrodomestici Ariston: è curioso constatare come il nome dell’azienda, nella sua antica accezione greca, stia a significare “il migliore”, un concetto che ben fjallraven greenland si prestava ai neo campioni d’Italia..

Rimaniamo per un attimo sulla Serie A 1981-1982, per analizzare alcune particolari eccezioni verificatesi con la liberalizzazione, Partiamo dalla formazione arrivata alla piazza d’onore, la Fiorentina, Mentre la maggior parte delle compagini della massima serie si limitarono ad inserire gli sponsor, in maniera canonica, fjallraven greenland sul petto delle loro maglie, il club viola siglò quell’anno un particolare accordo col marchio d’abbigliamento J.D, Farrow’s, che così divenne sia sponsor che fornitore tecnico della squadra..



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