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Il nike air jordan 1 mid primo progetto di riguardo nei confronti dell’ambiente risale ai primi anni di attività della Chouinard Equipment, quando i due soci capirono che i chiodi di acciaio che venivano utilizzati all’epoca danneggiavano la roccia, Decisero allora di sostituirli con dadi di alluminio, che potevano essere rimossi una volta utilizzati, Una maggiore attitudine ambientalista di Patagonia iniziò però verso la fine degli anni Settanta, quando si cominciava a parlare di surriscaldamento della terra e Patagonia dedicò attenzioni e investimenti ai luoghi dove venivano costruiti i suoi stabilimenti..

Dal 1986, inoltre, Patagonia devolve ogni anno il 10 per cento dei profitti annui o l’1 per cento delle vendite (a seconda di quale sia la cifra maggiore) a gruppi ambientalisti indipendenti, “per risarcire il pianeta dei danni che compie con la propria attività”, dicono loro, nonostante le molte attenzioni ecologiche nei processi di produzione e commercializzazione, Il centro di distribuzione del Nevada, ad esempio, ha raggiunto il 60 per cento di risparmio energetico con i pannelli fotovoltaici e solare termico; tutte le sedi e i negozi sono realizzati con materiali riciclati e hanno impianti di illuminazione ecosostenibili, Dal 1996, inoltre, tutti nike air jordan 1 mid i capi Patagonia sono realizzati con cotone biologico..

La nuova strategia Da alcuni anni Patagonia lavora molto proficuamente – avendo una clientela molto sensibile sui temi ambientali, e anche piuttosto disposta a spendere – su comunicazione e marketing in difesa dell’ambiente: producendo oggetti che hanno spesso un costo superiore agli altri, ma nike air jordan 1 mid realizzati con tessuti biologici e certificati, Questo ha avuto un notevole ritorno economico per l’azienda, che negli ultimi cinque anni ha avuto un incremento graduale del proprio fatturato e una crescita costante, Nel 2012 per esempio, un anno in cui lo spirito della campagna pubblicitaria fu “comprate meno cose”, le vendite di Patagonia sono cresciute di quasi un terzo rispetto all’anno precedente (e le entrate erano inferiori di più di 50 milioni di euro rispetto a quelle attuali)..

Nel 2013, invece, Patagonia avviò la campagna di “Economia Responsabile” contro l’inquinamento ambientale causato dalle aziende produttrici di abiti: lo scopo era quello di sensibilizzare al recupero di capi usati, di cui Patagonia ricicla circa 10 tonnellate l’anno, e riguardo la riparazione dei propri vestiti, di cui Patagonia si occupa per circa 40mila capi all’anno. Guardando però ai dati sulle vendite di Patagonia, scrive MacKinnon, «è chiaro che l’azienda ripara e ricicla solo una piccolissima parte del numero di prodotti che vende ogni anno». E Patagonia sta continuando a espandersi: dal 2011 a oggi ha aperto 40 nuovi negozi in tutto il mondo.

Ma come fanno a Patagonia a giustificare la loro immagine pubblica di azienda attenta anti-consumista e contemporaneamente continuare a espandersi? MacKinnon ha sintetizzato così lo spirito con cui quelli di Patagonia giustificano il loro recente successo: «c’è una crescita economica cattiva, e ce n’è una buona, Un’economia in espansione trainata da un consumo individuale sempre più alto di prodotti non riciclabili è il male, In un ipotetico futuro sostenibile, le persone compreranno meno cose ma saranno disposte a pagare di più per esse: la ricerca tecnologica ridurrà il loro impatto sull’ambiente, e gli oggetti saranno prodotti per durare, nike air jordan 1 mid e infine riciclati, Dal loro punto di vista, più Patagonia espande la propria fetta di mercato, più si diffonde la nuova economia “buona”»..

Adam Fetcher, direttore dell’ufficio di pubbliche relazioni di Patagonia, ne ha parlato al New Yorker in questi termini: «A un certo punto, la crescita della nostra azienda creerà più problemi di quanti ne risolverà. Ma un momento simile non è all’orizzonte: per ora continueremo a produrre oggetti che permettono alle persone di condurre una vita più responsabile, tramite i loro capi di abbigliamento. E finché rimangono in giro un sacco di aziende che non lo fanno, e che quindi offrono più problemi che soluzioni, allora è giusto che la nostra azienda si espanda».

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