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Al scarpe nike just do it Grand Palais di Parigi Karl Lagerfeld ha allestito un'altra delle sue sfilate scenografiche: c'erano Julianne Moore, Kristen Stewart e Kendall Jenner Perché era a New York, intanto; poi perché Riccardo Tisci va molto forte, perché era aperta al pubblico, e perché c'era Kim Kardashian, incinta Lo stilista statunitense ha scelto di presentare la sua collezione primavera/estate con un video invece che con una sfilata.

La sezione dello sport di USA Today ha provato a ricostruire la vicenda che portò alla firma di Michael Jordan, probabilmente il giocatore di basket più famoso di sempre, con la Nike: un contratto considerato storico nel rapporto tra atleti e marchi di abbigliamento sportivo, Firmato nel 1984, il contratto ha portato alla nascita di “Air Jordan” (“Air” dal soprannome di Michael Jordan), la famosa linea di abbigliamento e calzature Nike pensata per i giocatori di scarpe nike just do it pallacanestro che ancora oggi fattura per la l’azienda 2 miliardi di dollari all’anno e ha fatto di Jordan un’icona del marchio..

I protagonisti della vicenda sono: – Michael Jordan, ovviamente; – scarpe nike just do it George Raveling, ex secondo allenatore della squadra statunitense di basket alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984, oggi dirigente Nike; – Phil Knight, co-fondatore e presidente di Nike; – Sonny Vaccaro, ex consulente per il basket di Nike; – Peter Moore e Rob Strasser, entrambi ex dirigenti marketing di Nike, La storia inizia più di trent’anni fa, nel 1984, quando Michael Jordan giocò la sua ultima stagione nel campionato universitario, all’università del North Carolina e partecipò alle Olimpiadi di Los Angeles, convocato dall’allenatore Bob Knight nella nazionale; poco prima del suo debutto con i Chicago Bulls nell’NBA, il massimo campionato di basket degli Stati Uniti. Questo almeno è quello su cui tutti gli interessati sono d’accordo: sul resto ognuno dei protagonisti ha una personale opinione su come siano andate le cose..

In particolare è contestato il ruolo di Sonny Vaccaro, che in un documentario trasmesso su ESPN si è attribuito il merito di aver portato Michael Jordan al contratto con Nike. In un’intervista a Usa Today, la prima dopo l’annuncio che si sarebbe ritirato dall’incarico di presidente di Nike l’anno prossimo, Phil Knight invece ha detto: «Riguardo l’ingaggio di Michael Jordan, beh: il successo ha migliaia di padri mentre il fallimento è orfano». Per aggiungere poi che Vaccaro ha sì dato una mano, ma non è stato il protagonista fondamentale di quell’accordo come sostiene. Knight attribuisce il risultato più a Rob Strasser e Peter Moore. Strasser è morto; Moore lo attribuisce invece a Vaccaro e a Strasser. Jordan, invece, dice che fu tutto merito di Raveling (che è decisamente d’accordo con lui).

Jordan racconta di non essere mai stato particolarmente attratto da Nike e dalle sue scarpe, anzi, di non averle proprio mai indossate prima di firmare il contratto, Si considerava più “un tipo da Adidas o Converse”, che a quel tempo erano le marche che andavano per scarpe nike just do it la maggiore nel basket, In quel periodo Nike aveva già sotto contratto diversi giocatori importanti, come George “The Iceman” Gervin e Truck Robinson, eppure Nike non era ancora associata al basket ma solo alla corsa: il marchio a cui ambire per i giocatori era piuttosto Converse, che vantava gente del calibro di Julius “Dr J” Erving..

A Usa Today Jordan ha detto che a convincerlo a prendere in considerazione Nike fu Raveling, a quel tempo vice allenatore della squadra olimpica in cui era stato convocato e anche allenatore della squadra di basket dell’Università dell’Iowa, in qualità della quale aveva firmato un contratto di sponsorizzazione con Nike. Durante la preparazione alle Olimpiadi, fu Raveling a insistere con Jordan perché incontrasse Vaccaro, che all’epoca era il consulente della sezione basket per Nike. Dopo quell’incontro però Jordan non cambiò idea. Le sue intenzioni cambiarono solo dopo aver visitato la sede generale di Nike a Beaverton, Oregon, dove Strasser, Moore e Vaccaro gli illustrarono il progetto e Jordan se ne innamorò. Jordan però è certo nell’attribuire il merito dell’accordo alle insistenze di Ravelling e nel considerare Vaccaro solo un tramite.

Coincide praticamente con quella di Jordan, aggiungendo alcuni particolari, Ravelling ha spiegato a Usa Today – “per dovere di accuratezza” – che fu Sonny Vaccaro a chiedere di fissare un incontro con Jordan, Raveling però si attribuisce il merito, fondamentale, di aver vinto più scarpe nike just do it volte la riluttanza di Jordan: come sappiamo l’incontro avvenne, a Santa Monica, e sempre Ravelling avrebbe consigliato a Nike di non mollare la presa e insistere per invitarlo a visitare la sede dell’azienda..

Fuori dalla trama principale, ma scarpe nike just do it che potrebbe aiutare la comprensione dei meccanismi contigenti, c’è anche il fatto che Vaccaro e Ravelling erano molto amici in quel periodo, tant’è che Ravelling gli fece da testimone al suo primo matrimonio; i loro rapporti si incrinarono nel 1990 per delle discussioni relative al reclutamento del giocatore di basket Ed O’Bannon, una delle promesse delle scuole superiori di quel tempo, Sostanzialmente la versione di Sonny Vaccaro riportata a Usa Today è che «Knight mente, Michael mente ancora di più, Raveling è matto» e tutti e tre vogliono distruggerlo, Vaccaro si definisce il salvatore di Nike..



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