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Patagonia Nel 1968 Yvon Chouinard fece un viaggio di sei mesi dalla California alla Patagonia, una regione divisa tra Cile e Argentina: da qui l’ispirazione per il nome dell’azienda di abbigliamento sportivo che fondò nel 1973, Il logo è il profilo del monte Fitz Roy, che si trova al confine tra i due Paesi, Supreme È uno dei loghi più famosi e copiati al mondo ed è a sua volta una sorta di plagio, Il fondatore James Jebbia si ispirò infatti alle scritte in Futura Italic delle opere di Barbara Kruger, artista statunitense scarpe saucony famosa per le posizioni anti-consumiste..

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C'entrano vari fattori, fra cui una certa praticità per le aziende e l'idea che in questo modo siano meno invasivi Immagini che abbiamo sempre avuto davanti scarpe saucony e senza rendercene conto ci dicevano qualcosa Un nuovo film interattivo, molto diverso da quello di Black Mirror, e anche un film originale con Riccardo Scamarcio.

Sedici secondi: è il tempo in cui venne venduta tutta la collezione nata dalla collaborazione tra l’antica azienda di valigie tedesca Rimowa e il marchio di streetwear Supreme, nonostante un prezzo di partenza di 1.600 dollari (1.400 euro) per articolo e un avviso mandato solo tre giorni prima sui social network. Sono numeri che fanno capire bene il successo delle collaborazioni tra aziende diversissime tra loro che si affiancano per penetrare in nuovi mercati, e soprattutto di uno dei fenomeni che stanno cambiando la moda negli ultimi anni: il “drop”.

Il drop – dall’espressione inglese “far cadere” – indica la messa in vendita di prodotti in edizione limitata e in piccole quantità in pochi negozi selezionati, spesso con breve o nessun anticipo sui social network, È una tecnica di marketing tipica dello streetwear, lo stile nato negli anni Ottanta scarpe saucony e Novanta nel mondo degli skaters e dei surfisti californiani, e poi dell’hip hop e della breakdance, che è diventato il più importante degli ultimi anni in tutto il mondo fino a influenzare le aziende di moda di lusso..

Fino a qualche anno fa le aziende di moda tradizionali preparavano due collezioni all’anno – una per la primavera/estate e una per l’autunno/inverno – e facevano arrivare nei negozi i vestiti tutti in una volta. I primi marchi di streetwear invece – come la statunitense Supreme e le giapponesi Bathing Ape e Undercover – inventarono una nuova strategia di marketing e di vendita, il drop appunto, in cui i prodotti arrivavano regolarmente nei negozi in piccole quantità e, una volta esauriti, non venivano realizzati più. La vendita non faceva quindi leva sulla qualità dei prodotti e nemmeno sul costo, ma sull’esclusività, sul “one-chance-to-buy”, “compri ora o mai più”.

Supreme per esempio mette in vendita ogni giovedì qualcosa di nuovo nel suo negozio di punta a Soho, a New York, e puntualmente si formano lunghissime code prima dell’orario di apertura, alle 11, Spesso il prodotto (una felpa, una maglietta con un logo, una sneaker o un oggetto bizzarro) viene esaurito in poche ore, tanto più se disponibile anche online, lasciando moltissimi clienti in coda a mani vuote, che si riversano così sui mercati secondari, Il drop ha così dato vita a un fitto sistema dove i prodotti sono rivenduti a prezzi rincarati, su eBay, ma soprattutto su siti nati apposta e dedicati ai drop, nuovi o di seconda mano: tra i più famosi e forniti ci sono Grailed, StockX e Heroine, Qui una semplice t-shirt che in negozio viene venduta a 50 dollari può raggiungere i 200 dollari di prezzo, scrive il sito Grand Forks Herald ; una fascia per capelli venduta da Supreme a 32 dollari arriva a 150, e per una felpa con il logo da 168 dollari ci vogliono tra i 1.100 e i 1700 dollari, Il costo aumenta nel caso di una collaborazione tra marchi, che sono un evento particolarmente atteso e richiesto, Nel 2017 Louis Vuitton e Supreme realizzarono insieme magliette, zaini, felpe e anche una serie di bauli, che diventarono subito tra gli oggetti più desiderati della storia delle collaborazioni: al momento del drop la felpa con il monogramma costava 869 dollari ma su eBay si poteva trovare poco dopo a 25 mila dollari; il prezzo delle magliette salì da 450 dollari a 3-5 mila dollari mentre il baule Malle Courrier partiva da 129 mila dollari, Un’altra collaborazione di successo è stata scarpe saucony quella di Supreme con l’azienda di abbigliamento tecnico North Face, con alcuni modelli di giacche che sui rivenditori si trovavano dai 2.000 dollari in su..

Apparentemente le aziende non guadagnano da questo mercato parallelo, a parte il prestigio che deriva dall’aumento strabiliante dei prezzi, In realtà è un sistema spesso alimentato da appassionati di moda che possono permettersi una maglietta a 400 dollari soltanto vendendo scarpe saucony a prezzi altissimi un prodotto “dropped” che si sono accaparrati con lunghe ore di attesa, Il drop venne reso famoso e universale dallo streetwear ma nacque nei primi anni Ottanta nelle aziende di abbigliamento sportivo che vendevano prodotti simili, come magliette e sneaker: Nike per esempio lo faceva abitualmente con il marchio di scarpe Jordan, Ben presto venne adottato dallo streetwear, con marchi come Supreme, Stussy e FUCT e negozi newyokesi come Training Camp, Flight Club, Bodega e Kith; un movimento simile c’era anche nella Tokyo degli anni Novanta, animato soprattutto da Hiroshi Fujiwara, considerato il padre giapponese dello streetwear, dal fondatore di Undercover, Jun Takahashi, e da quello di Bathing Ape, Nigo..



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